Principi di progettazione

 


Progetto e conduco laboratori espressivi con l'uso di strumenti e tecniche teatrali


Quel che qui mi preme marcare è che un laboratorio non è un corso. Non è cioè una linea tracciata sul terreno da percorrere nel modo più fedele possibile, ma è un qui e ora in cui accadono cose fra persone che fanno cose insieme. Corso: dal latino cursu(m), che sta per corsa, cammino. Laboratorio: dal latino laboratorium, a sua volta proveniente da labor, che sta per lavoro. Nel laboratorio si lavora, si fa nel senso materico, e le persone, facendo, portano se stesse materialmenteLa progettazione e la conduzione dei miei laboratori espressivi sono basate sulla concretezza.


Progettare è ben diverso da programmare


Programmare richiederebbe un lavoro minuzioso ma, soprattutto, vincolante. Non è tuttavia possibile vincolare ogni istante del laboratorio, avendo solo un profilo ideale del destinatario. Solo dopo aver iniziato le sessioni di laboratorio con l'utenza, solo dopo aver cominciato ad interagire con le persone realmente presenti, ci si può rendere conto di quali vie si possano percorrere per raggiungere le finalità formative che ci si è posti in principio.

È importante conoscere quali sono le caratteristiche dell'utenza destinataria del laboratorio espressivo. È il primo passo per progettare un laboratorio espressivo su misura. È fondamentale stabilire poi le finalità formative, a seconda delle necessità del committente. Le finalità vanno condivise. Si passa così agli obiettivi formativi. Infine potrò passare a definire una proposta di laboratorio con

  • tempi e modi delle sessioni;
  • dettagli organizzativi (con eventuali verifiche in itinere);
  • costi.

Conduzione


Quando conduco un laboratorio espressivo mi pongo l'obiettivo per gli utenti di far comprendere senza necessariamente far capire. Capire: catturare, fare proprio il significato delle cose cognitivamente. Comprendere: abbracciare, contenere, afferrare il senso delle cose su un piano affettivo, spirituale, psicologico e anche cognitivo.

Nei laboratori che conduco si inizia di solito con il fare cose senza doverle spiegare: le prime attività sono mostrate, non spiegate a parole. La parola è meravigliosa, ma non indispensabile. Spesso, anzi, frena, ostacola, induce al fraintendimento.

Dopo l'esperienza, la condivisione: riflessione e confronto. Questa volta sì a parole. Che cosa abbiamo fatto, che cosa è successo? Ce lo aspettavamo? Potremmo fare altrimenti? La miccia è accesa, e il laboratorio prosegue, di attività in attività, alimentandosi del cumulo di esperienze e considerazioni.

Nelle sessioni di laboratorio si fanno cose in modo effettivamente alla portata di ciascuno. Se ciascuno dà quello che è nelle proprie reali possibilità espressive, senza forzature, senza imposizioni, allora ne esce sincerità, partecipazione, passione, e il risultato non può che essere colto come appassionato, partecipato e sincero.


Processo e Bellezza


Dinamiche di processo e prodotto sono in stretta relazione, coesi nella ricerca della bellezza estetica. Per dinamiche di processo qui si intende quel che si fa con la persona insieme alle altre persone: la crescita formativa, l'apprendimento, l'addestramento, la comprensione. Fatto per la persona.  

Il prodotto è il risultato concreto dell'espressione: un racconto, una rappresentazione, un dipinto, una composizione musicale... Che non è il vero fine. Il prodotto deve essere bello, ma è solo uno strumento per lavorare perché le persone possano vivere le dinamiche di processo.

Ogni persona esprime se stessa e lo fa con il proprio strumento insostituibile: se stessa nella sua unicità. Allora non potrò mai chiedere ad una persona di esprimersi come se questa fosse qualcun altro o, peggio, me. Mi concentrerò allora su quello che ogni persona ha da esprimere, essendo se stessa.  E in questa cornice, la conduzione si basa su un principio imprescindibile: i partecipanti di tutte le età sono costantemente seguiti. Questo permette le necessarie ri-progettazioni.

Il percorso, infine, è aperto nel senso che tutti i linguaggi espressivi sono benvenuti: recitazione, lettura, danza, canto, musica, scrittura, pittura, artigianato… Il mio specifico è il lavoro con strumenti teatrali, ma perché non integrare e arricchire con altre arti e discipline, sempre in base alle potenzialità di ognuno?

 

foto di Max Laurenzi

Il teatro è uno strumentoil fine è la persona.

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